COME SONO FATTI I COLORI (PER AEROGRAFO E NON)?

Saper usare l’aerografo non è solo premere il pulsante ed aprire l’aria. E’ molto di più, e dopo un periodo di acquisizione della tecnica base e della giusta manualità nel manovrare questo bellissimo strumento, occorre fare molta pratica sulle varie superfici su cui lavorerai e sperimentare a lungo i colori e i prodotti che userai. E’ fondamentale.

Uno degli errori che si commette più frequentemente è proprio quello di pensare che una volta capito come funziona l’aerografo, e abbiamo riempito il serbatoio, si possa lavorare dappertutto nello stesso modo. Il web è pieno di post o di gruppi social dove profani della tecnica chiedono aiuto perché hanno sperimentato qualche inconveniente e non sanno il perché ciò è avvenuto e come risolvere.

Bisogna conoscere le superfici e i colori. Attraverso un paio di articoli cercherò di introdurti nel mondo dei colori e in quello delle superfici per farti capire come sia fondamentale che tu li conosca al meglio per poter lavorare in modo soddisfacente. Oggi ti parlerò dei colori.

Perché spesso il principiante che si improvvisa, litiga con l’aerografo pretendendo di poterci spruzzare qualsiasi cosa. “Avevo questi a casa, non vanno bene?”, mi dicono ai corsi, lamentandosi che l’aerografo si è intasato e non funziona più.

Vediamo di capire come evitare questi problemi e non cadere in questo trappola mortale. Per prima cosa, e in senso generale, tutte le categorie di colori esistenti (di qualsiasi genere) possono essere suddivise in due grandi categorie:

a) sostanze coloranti

b) colori filmogeni che contengono pigmenti

Le sostanze coloranti possono derivare da estratti naturali, oppure sostanze chimiche che vengono disciolte in solventi come l’acqua o l’alcool. Si tratta di sostanze prive di pigmento, essenzialmente trasparenti, che all’evaporazione del solvente lasciano un residuo quasi inesistente.

La loro capacità colorante si esprime per assorbimento molecolare. Queste sostanze penetrano nei supporti sui quali vengono applicate e si fissano in modo permanente. Le stoffe, la carta, i pellami, il legno nel processo di mordenzatura per immersione, ecc., le torte in pasta di zucchero, vengono colorati tutti con queste sostanze (ognuna ovviamente specifica per quel materiale o prodotto), che per assorbimento colorano in profondità e non solo in superficie.

Non hanno alcun potere di fissaggio in superficie, mancando di un legante e di conseguenza non possono essere usate su superfici non assorbenti (metallo, plastica, ecc.)

Sono definite sostanze coloranti gli inchiostri per illustrazione e grafica chiamati Ecoline, gli inchiostri all’anilina per il ritocco fotografico artigianale e i colori alimentari per decorare i dolci. Anche le vernici per mordenzare il legno per immersione sono sostanze coloranti che vengono assorbite dalle fibre legnose, acquisendo la colorazione della vernice in profondità senza creare pellicola superficiale e lasciando visibili le venature.

I colori filmogeni che contengono pigmenti, invece, sono adatti alla decorazione delle superfici non assorbenti perché, quando il solvente evapora, vi aderiscono superficialmente creando un film solido, coprente, impermeabile e di natura plastica.

Questi colori sono nella maggior parte dei casi realizzati miscelando:

a) un legante, ovvero la sostanza con cui vengono impastati i pigmenti per tenerli assieme tra loro e farli aderire al supporto. È l’agente filmogeno che conferisce al colore asciutto le sue caratteristiche di robustezza, resistenza e continuità del film. Il legante nei colori acrilici per aerografo è una resina (polimero); nei colori a olio è l’olio essiccativo (es.: olio di lino crudo); nell’acquerello sono le gomme naturali;

b) un solvente (o veicolo, o medium) ovvero il liquido che veicola il pigmento e il legante;

c) un pigmento, ovvero la sostanza solida colorante incorporata al legante, che si fissa al supporto e che colora per sovrapposizione.

I pigmenti sono microparticelle solide macinate con una granulometria che varia a seconda della tipologia dei colori (da 5/6 micron in su) e che mantengono il loro stato solido a prescindere dal fatto che vengano veicolati attraverso i medium.

Si ottengono dalla macinatura di sostanze minerali naturali e artificiali, di ossidi metallici e sali.  I pigmenti minerali naturali si trovano in cave e giacimenti naturali. Dopo essere stati estratti, vengono essiccati al sole, macinati, setacciati, lavati e fatti seccare. Pigmenti di questo tipo sono le ocre, le terre di siena, le terre d’ombra. I pigmenti minerali artificiali sono invece prodotti chimici ottenuti sia a secco, sia per reazione umida o per precipitazione di soluzioni chimiche.

Puoi cominciare a capire come sia importante saper scegliere il giusto tipo di colore, a seconda del tipo di superficie (che vedremo nel prossimo articolo), perché è chiaro che se usi un colore tipo le Ecoline, che è una sostanza colorante, non hai nessuna possibilità di realizzare un casco o un modellino di lexan, trattandosi di superfici non assorbenti, mentre se usi un colore acrilico per aerografo su un pannello di legno, con la speranza di colorarlo in profondità mantenendo la texture delle venature, sarà invece molto più probabile che tu la copra e la nasconda con gli strati coprenti del tuo colore filmogeno.

Nel prossimo articolo, fra sette giorni, ti parlerò delle varie superfici su cui potrai in futuro lavorare e quale tipo di sperimentazione fare per abbinare il colore giusto alla giusta superficie, senza che il colore si stacchi, scivoli via senza colorare o crei macchie.

Buon lavoro con l’aerografo!

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