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Alberto Ponno e i vari stili dell’aerografia

L’aerografia è sicuramente una tecnica straordinaria e se ti stai avvicinando a questo mondo devi
saper conoscere i vari modi in cui essa può essere declinata e interpretata. Esitono tanti stili e tanti
modi di interpretarla, anche diversissimi tra loro. Si tratta di conoscerli e poi scegliere la strada più
consona alle proprie corde.

Esistono al mondo artisti straordinari che hanno trasformato la tecnica in un loro stile tutto personale, indiscutibilmente riconoscibile sempre e se qualcuno di questi artisti ti affascina, è bene anche capire in che cosa consiste l’unicità che lo contraddistingue. Prima di cimentarsi in tentativi di emulazione che possono essere motivo di frustrazione.

Alberto Ponno è uno di questi artisti. Uno dei pochissimi straordinari artisti italiani dell’aerografia
conosciuti per davvero in tutto il mondo. Alberto è stato per me un riferimento già a partire dagli
anni ’90, quando si frequentavano le convention di aerografia che richiamavano eserciti di aspiranti
aerografisti da mezza Europa e gli artisti conclamati di fama internazionale si cimentavano in pubblico, dispensando consigli e prove pratiche e abbagliando gli occhi rapiti dei presenti con il loro
talento. Lui era tra questi.

Alberto Ponno è un concentrato ed un mix di perfezionismo, determinazione, tecnica, conoscenza
degli strumenti a disposizione, conoscenza dei prodotti (le sue vernici a base solvente). E poi
ancora, tanta meticolosità e solo se sei come lui puoi saper “guardare” davvero il soggetto, saper gestire la pazienza con rigore, saper lavorare per ore su una piccola porzione di aerografia, per giorni o addirittura mesi.

Avendo tra le mani un normalissimo Paasche VJR, un aerografo che non fanno neanche più, e che farebbe storcere il naso a qualsiasi aspirante aerografista abbagliato dalle marche e dal marketing delle aziende che producono aerografi di grido che costano follie.

Se ti piace come lavora Alberto Ponno, devi armarti di tutto questo e mettere in conto anni di esercizio chiuso nel tuo laboratorio. Non per niente Alberto è l’unico italiano della storia dell’illustrazione ad aver vinto un VARGAS AWARD negli USA, accanto a gente come Frank Frazetta.

Dietro alle sue opere iperrealistiche c’è lavoro, pazienza, sacrificio. Anni di esercizio, che lo hanno
portato nel tempo ad affinare la sua tecnica unica e irripetibile. Voglio descrivertela per farti capire il
lavoro che c’è dietro a ognuna delle immagini che ti mostro.

Le sue opere partono sempre da immagini fotografiche in diapositiva e la sua tecnica prevede la proiezione di questa immagine su un supporto perfettamente verticale posto di fronte al proiettore
per diapositive. Questo strumento, ormai in disuso come pure le diapositive con l’avvento delle immagini digitali, a suo tempo venne scelto da Alberto che preferì un modello tedesco che aveva il carrello delle diapositive fuori dall’alloggiamento della lampada. Ciò consente alla diapositiva di non riscaldarsi durante la proiezione e quindi di non deformarsi, cosa che con i modelli più recenti veniva ovviata con la funzione autofocus. L’autofocus però non consente di disegnare come ha fatto per una vita Alberto Ponno: il minimo aggiustamento focale, appena percepibile all’occhio umano, diventa uno spostamento siderale tra un segno e l’altro. Incompatibile con la sua idea di riproduzione iperrealistica.

La proiezione avviene in condizioni di semioscurità, in modo da poter visualizzare in modo preciso
il particolare, e la posizione dell’artista è tra il fascio di luce e il supporto, leggermente decentrata,
con il proiettore alle spalle.

Alberto non ha mai usato nella sua vita una sola maschera o uno stencil, proprio perché la sua tecnica non lo richiede. Tutto sempre a mano libera.

Il suo lavoro consiste dunque in una tracciatura sotto proiezione, tenendo costantemente l’aerografo vicinissimo al supporto e lavorando per piccolissimi punti, e poi in un graduale riempimento. Per ottenere questo Alberto Ponno usa da sempre colori a base nitro, diluitissimi, in modo da avere un controllo assoluto del dettaglio e i colori più intensi si ottengono con un numero imprecisabile di sovrapposizioni, controllando visivamente, con l’ausilio di un cartoncino bianco, se il colore proiettato della diapositiva è identico o meno a quello aerografato in un determinato punto.

Una tecnica straordinariamente affascinante ma molto lenta. Ci sono stati lavori ai quali l’artista,
abruzzese ma ormai lombardo di adozione, si è dedicato per centinaia di ore. Mesi o addirittura
anni, in taluni casi, come quello della Ferrari che ti mostro qui sopra e qui sotto, con alla guida papà Schumacher.

Ora prova ad immaginare quanto tempo e quanto lavoro c’è stato in ognuna delle aerografie che ti
mostro e puoi capire quanto Alberto Ponno sia unico al mondo per l’elevatissima qualità delle sue
rappresentazioni, che in tanti hanno provato ad imitare ma onestamente mai nessuno è riuscito ad
eguagliare.

A me viene da sorridere quando mi chiedono che aerografo di precisione bisogna comprare per
fare l’iperrealismo come il suo.

Se fosse solo questione di aerografo, oggi il mondo sarebbe pieno
di cloni di Alberto. Non sei d’accordo?

Spero anche oggi di averti raccontato qualcosa di nuovo sull’aerografia ☺️

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